La città nuova

L’anticittà è un’energia profonda e apparentemente pacifica che non si contrappone alla città che abitiamo, ma piuttosto la erode dall’interno. Senza grandi gesti, muovendosi pervasiva e spesso invisibile, dentro i meccanismi dello spazio urbano contemporaneo, ne allenta le connessioni, ne logora i nodi, ne compromette il funzionamento. Per svilupparsi non ha bisogno di distruggere l’eredità fisica del passato, semplicemente la conquista dall’interno e ne riconfigura gli spazi. È un fiume carsico che raccoglie in rivoli le energie vitali della vita quotidiana e le spinge verso l’individualismo e la frammentazione diluendo le relazioni umane nel territorio, costituisce enclave prive di varietà sociale e culturale e allenta i rapporti di vicinanza e trasforma in barriere fisiche i confini di identità e cultura. L’anticittà sta creando luoghi senza confini sparsi nel territorio indifferenti all’organismo geografico e antropologico cui appartengono. In questa ultima sezione i vengono presentati concorsi e opere realizzate dove, attraverso una sintesi tra la memoria ed il progetto, si cerca di superare l’anticittà. Come enunciato nella prima sezione, l’ascolto è l’unica possibilità di far emergere echi dal passato, specifici in ogni luogo, che portano naturalmente nella trama del nuovo disegno compositivo alla poetica della diversità, che non si esprime come un marchio di una riconoscibilità troppo invadente come quella di molte archistar. Al contrario tende invece ad operare in modo tale che dal contesto possano emergere ed essere selezionate energie che ne determinino le reali vocazioni future. Secondo Borges “un sovrappiù di memoria può schiacciare il presente”. È un’affermazione sottile che spiega quel distacco totale che nel nostro paese si è creato tra passato e presente. Un passato considerato intangibile, imbalsamato, inaccessibile e quindi non correlabile in alcun modo con l’azione presente. L’eccezionale discontinuità con il passato ha prodotto la sensazione che se i valori del presente non sono più certi, quelli del futuro appaiono ancora più labili e all’improvviso la concatenazione del passato con il presente è divenuta largamente ipotetica. Come, per ovvie ragioni strutturali, ogni edificio ha le proprie fondazioni calcolate per ogni specifico terreno, allo stesso modo dobbiamo inserirlo nella storia e nello spazio specifici di ogni luogo. Il nostro progetto è proprio l’interpretazione delle diversità. La poetica della diversità dunque, prende corpo dalle influenze recepite, dai percorsi del passato intrapresi, abbandonati e ancora rintracciabili ma non è un fine, è una necessità di dialogo. Questa è l’architettura.

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