Il restauro dei monumenti

Per definire coerentemente l’ambito al quale tale disciplina si riferisce occorre preliminarmente qualche approfondimento lessicale. Negli ultimi anni i termini restauro, recupero, riuso, conservazione e consolidamento sono stati spesso utilizzati in modo indifferenziato. Il recupero si rivolge indifferentemente per ragioni in primo luogo economiche a tutto il patrimonio edilizio esistente; il riuso identifica un semplice mezzo per per utilizzare un edificio storico; la conservazione è un’opera di prevenzione e di costante manutenzione, da mettere in atto proprio per evitare l’intervento traumatico del restauro.

Generalizzando è possibile affermare che si restaura quindi perchè si è preventivamente riconosciuto il valore artistico, documentale di un oggetto o di qualsiasi testimonianza materiale avente “valore di civiltà”. Tale riconoscimento comporta naturalmente uno studio filologico dell’opera ed un giudizio critico di essa finalizzati alla sua tutela per trasmetterla integralmente al futuro, facilitandone la lettura e senza cancellarne le tracce del passaggio nel tempo. Questa azione si esplicita in un insieme di interventi interdisciplinari che partono quindi dalla prevenzione, per arrivare alla reintegrazione delle lacune, al consolidamento statico, ma senza mai prescindere dall’individuazione di un intelligente riuso del monumento compatibile con le sue “vocazioni”. Le nuove funzioni dovranno essere sempre “mezzi” del restauro e mai “fini”. Questa indispensabile integrazione di competenze specifiche non deve lasciar presupporre che il restauratore debba necessariamente essere dotato di una personalità poliedrica, quasi “leonardesca”, al contrario il suo operato è simile a quello semplice ed umile ma insostituibile del “medico di base”, cui di fatto è accomunato dalla capacità di essere non specialista di un unico settore ma attento conoscitore delle problematiche e delle potenzialità operative delle singole specializzazioni.
Il “Restauro Critico” a cui i miei interventi si ispirano in linea concettuale, muove dalla convinzione che ogni intervento costituisce un caso a se, non inquadrabile in categorie, non rispondente a regole prefissate o a dogmi di qualsiasi tipo , ma da reinventare di volta in volta con originalità nei suoi criteri e nei suoi metodi. Sarà sempre l’opera stessa, attentamente indagata con sensibilità storico critica e con competenza tecnica, ad orientare il restauratore sulla via da intraprendere.

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